Motomondiale – Rossi “Bisognava dare bandiera rossa”
I protagonisti della MotoGP commentano la morte dello sfortunatissimo Tomizawa, deceduto dopo un terribile incidente in Moto2. Molta tristezza, tanta incredulità ma c’è anche chi, come Rossi, che avrebbe sospeso la corsa dopo l’incidente
DANIEL PEDROSA (Honda, vincitore): “Non ci sono parole. Sento un grande vuoto, è difficile da spiegare, tutti abbiamo lo stesso sentimento, la vita ti da’ l’opportunita’ di scegliere, lui ha scelto le moto, che è la cosa che gli piaceva di più, ma tutti ne conosciamo i rischi. Era un pilota molto forte e coraggioso. Fuori era un ragazzo molto allegro che faceva ridere Per la gara tutto perfetto, sono contento di essere forte. Abbiamo perso tanti punti con un rivale come Jorge. Speriamo di far bene fino alla fine e divertirci“.
JORGE LORENZO (Yamaha, secondo): “Un momento molto triste, era un ragazzo molto allegro e non so cosa dire. La gara di oggi non ha importanza. La morte è presente in questo sport, ma non lo pensi mai fino a quando non succedono certe cose. E’ stato difficile concentrarsi sulla gara dopo aver saputo la notizia”.
VALENTINO ROSSI (Yamaha, terzo): “Quando succedono queste cose il resto non conta tanto. Abbiamo visto che era stata una bruttissima botta, ma poi ci siamo concentrati per la gara. All’inizio pensavo che De Angelis avesse preso solo la moto, poi, pero’, dal replay si è visto che l’ha preso in pieno, che lo ha schiacciato tra le due moto e dopo anche Redding lo ha centrato. In quella curva si va molto forte ed è stata una fortuna che sia De Angelis che Redding non si siano fatti niente. Sospendere la gara? Credo proprio di sì. perché si è capito subito che l’incidente era brutto. Tomizawa non si è più mosso. Quando ho visto che l’ambulanza andava piano ho pensato, bene, è una buona cosa perché lo stanno soccorrendo. Anche se poi, l’ambulanza può andar piano perché ormai non c’è più niente da fare. Anche se lo show deve andare avanti la bandiera rossa con un pilota che resta a terra va data. Quando corri fin da piccolino, prima con le minimoto poi con le 125, quando sei giovane è naturale andare forte e non ci pensi. Poi, quando sei grande e hai un incidente e ti fai male ci pensi un po’. Forse è una fatalità, forse in Moto2 sono un po’ troppi. Un pilota deve avere un po’ di paura per non rischiare”
DOTTOR CLAUDIO COSTA (Clinica Mobile): “Era giovanissimo ed espandeva il suo profumo prima che il nulla lo abbracciasse. E’ stato un incidente terribile con lesioni che non sto ad elencare ma tutte terribili. E’ stato fatto tantisismo, un lavoro egregio al centro medico e a Riccione dove tutti lo hanno accarezzato con tanto amore, poi lui ci ha salutato alle 14.19″.
ANDREA DOVIZIOSO (Honda, quarto): “Noi piloti ci dimentichiamo tra virgolette quanto è facile che accadano queste cose, anche per una stupida caduta. Però è il nostro sport. Negli ultimi anni si è aumentata notevolmente la sicurezza, ma purtroppo possono capitare tante fatalità, questo è uno sport pericoloso. A Brno ero a terra e sono stato evitato da Valentino Rossi? Quando non succede non ti rendi conto, quando c’è voglia di ottenere risultati non pensi altro ed è come se non avessi rischiato niente. Viviamo fuori dalla realtà? Più o meno sì”.
DOTTOR CLAUDIO MACCHIAGODENA (Clinica Mobile): “Dare la bandiera rossa non cambiava niente. Anzi in questo modo ho fatto un intervento più rapido. Il fatto che sia arrivato tardi al centro medico è perché la rianimazione é cominciata in ambulanza. Lo hanno ventilato perché stava perdendo conoscenza. Purtroppo non è la bandiera rossa che ha peggiorato la situazione”.
MATTIA PASINI. “Scherzava sempre con tutti. Me lo ricordo così, allegro. La bandiera rossa? Avrebbe creato troppa confusione”.
MARCO MELANDRI (HondaTeam Gresini): “Sarebbe stupido parlare di altro. Questi eventi tragici sono l’unico modo per riportare umanità in questo mondo in cui si cerca di far vedere tutto così bello. Non ha colpa nessuno, è la sfiga più grande che possa capitare dopo una caduta e non ci resta che ricordarlo in modo sereno. Dobbiamo correre anche per lui“.
GIACOMO AGOSTINI: “Ho sempre detto che cominciare troppo giovani non va bene. A 16 anni puoi fare le piccole e a 18 le grandi. L’incidnte di Indianapolis poteva succedere anche a me. Oggi un altro incidente che ha toccato un po’ tutti. Purtroppo è il nostro mestiere, non vorremno che succedesse mai e a i miei tempi succedeva una domenica si’ e una no. Facciamo questo mestiere, dove si va a 300 allora, non facciamo i farmacisti”.
LORIS CAPIROSSI (SUZUKI): “E’ difficile. Sembra sempre difficile che possa accadere ma in due week-end due ragazzi hanno perso la vita. Ero amico con lui, eravamo mercoledi’ sera insieme a una manifestazione, un ragazzo pieno di goia, uno tosto”.
